giovedì 10 gennaio 2008

Primo: empatia e rete

Anche Primo Casalini, il curatore di "Farfalle nella rete" e di "Abbracci e pop corn" dice la sua puntando forte sulla rete e su un gruppo affiatato che sappia anche escludere «perché la gioia massima di alcuni è vedere fallire il dirimpettaio, ma è inutile muoversi se non si fa così, il che vuol dire che sono necessarie le esclusioni e le inclusioni».
Nb I grassetti sono miei.

Caro Antonio,
ho letto con interesse alcuni interventi, in genere condivisibili, riguardo "Il giornale che vorrei" e per due motivi mi è venuta voglia di dire la mia.
Il primo motivo è che sono talmente impegnato in rete che non avrei tempo di partecipare ad altre iniziative oltre a quelle che svolgo, per ciò stesso posso scrivere con schiettezza quello che penso, senza nessun riposto pensiero, e di per sé è una soddisfazione.
Il secondo motivo è che l'esperienza di questo ultimo anno mi ha chiarito nei fatti molte cose che non sapevo e che forse non sono conosciute, credo quindi che dicendole potrei essere di qualche utilità.
1. Il teorema è la rete, la stampa è un corollario, non viceversa. Sempre più sarà così, anche se molti non se ne sono ancora accorti. Quindi, se rivista ha da essere, prima sia rivista in rete, poi su stampa, fra l'altro costa anche molto meno, ma questo non è comunque il motivo prevalente.
2. E' preferibile che ci sia un contatore Shinystat (meglio PRO che FREE) visitabile da chi viene nel sito o blog. Sembra un dettaglio ma non lo è: parlare di Visite e di Pagine Viste senza contatore aperto non va bene, toglie credibilità. Se gioco competitivo ha da essere (che è una bella cosa) si giochi con regole chiare: Visite, Pagine Viste e a che post sono andate le Visite. Chi viene nel blog deve essere messo in grado di verificare come stanno andando le cose. E' una scelta che paga, anche se si fatica a farla, ma non facendola si inquina tutto il resto. Il gioco è competitivo perché è come le medicine nella testa dei medici, che ce ne sono al massimo ottanta: una medicina che entra allontana una che esce, se un sito o blog viene visitato significa che un altro non lo è più (a parte la crescita della torta che aiuta, ma per la persona singola è così). So che questo ragionamento della competitività ripugna a molti, ma bisogna pur darlo, un motivo perché vadano a leggere la rivista in rete, e l'unico motivo che vedo è che il visitatore ne tragga valore aggiunto: le visite non arrivano da sole, vanno conquistate. Non è una banalità, perché spesso si presume che per il solo motivo che hai scritto qualcuno ti legga. Ciò significa qualità: c'è chi riesce a darla chi no, chi si pone continuamente il problema, chi lo ignora, forse perché gli conviene ignorarlo. E' meglio non fare finta che questi problemi non ci siano.
3. Ho letto che dovrebbe essere una rivista on line che riguardi Monza e non la Brianza. Questo mi ha fatto venire in mente l'antico Dazio. In rete, per fortuna, palizzate non ci sono, il che non vuol certo dire che non bisogna essere specifici e concreti, ma se si scrive qualcosa sugli affreschi degli Zavattari, sull'Autodromo, sulla Villa Reale, va scritto come se lo leggesse uno statunitense o uno spagnolo, altro che Brianza! Difatti arrivano, e con richieste mirate. Va evitato un cosmopolitismo generico e senza radici, ma soprattutto vanno evitate le batracomiomachie localistiche di basso conio che ogni tanto succedono. Lo sappiamo tutti che ci sono e quelle sotterranee sono le peggiori.
4. In Brianza esistono almeno dieci validi blog con buone visite. E' meglio sentire la loro opinione e conoscere l'ottimo lavoro che stanno facendo. Il loro parere può esservi utile perché intessuto di esperienza misurata sul campo.
5. La discussione fittizia è: sito o blog? Sono solo due modalità di software diverse (software realizzato ad hoc o software predisposto), quello che conta è ciò che si vuol fare ed un blog di oggi (Blogger o Splinder, ad esempio) basta ed avanza alle vostre esigenze e sempre di più sarà in futuro: costa molto meno, è più facilmente agibile, pure più friendly, che è importante.
6. Basterebbe che un piccolo gruppo (cinque/dieci persone, non di più) di gente a livello partisse con un progetto condiviso e con una situazione di stima e di empatia fra le persone, ognuna delle quali si deve attenere al filo rosso delle cose che sa, ma è qui che nasce il problema, perché a forza di discutere si finisce col dentro tutti, todos caballeros. Mentre sono essenziali il rispetto di una soglia di qualità nella scrittura, una dialettica però di tipo empatico, e soprattutto il senso di un progetto comune. Altrimenti, come dice un mio amico, in pochi mesi finisce a pietrate. Questo è il punto più difficile, perché la gioia massima di alcuni è vedere fallire il dirimpettaio, ma è inutile muoversi se non si fa così, il che vuol dire che sono necessarie le esclusioni e le inclusioni: sorgono due, tre, quattro riviste in rete? Nessun problema, chi ha più filo tesserà la tela, gli altri smetteranno. Il Festivaletteratura di Mantova è nato da qualche chiacchierata serotina di nove amici, ed adesso arrivano da tutto il mondo, proprio perché c'era un progetto comune che si basava su una empatia intelligente.
7. Sarebbe quindi utile costituire un multiblog, cioè un blog in cui ci siano diversi contributori autonomi (guest), non uno solo che pubblica i suoi post e gli altri commentano. Noi con "Abbracci e pop corn" in questi dieci mesi abbiamo seguito questa strada, che è semplice ma anche difficile e ne siamo soddisfatti, sia come rapporto personale fra i vari guest sia come numero di Visite e Pagine viste: il record Visite è 385 (3 gennaio), il record Pagine Viste è 1211 (2 gennaio), il rank è 16. Scusate la numerologia, ma i blog si pesano.
8. Ho scelto la chiarezza col rischio di parere brutale e saccente, ma qui a Monza lo spazio per una ottima rivista in rete c'è, solo che bisogna coglierlo sapendo e rispettando le regole, e con i birignao si perde tempo e non si va da nessuna parte. Occorre innescare un circolo virtuoso di un gruppo non grande, qualificato, sintonizzato e curioso. Dimenticavo: uomini e donne, è indispensabile.
grazie per lo spazio
Primo Casalini

Che dire? Primo ha le idee chiare, forse più di me che ancora non sono così sicuro che ci sia la rete prima di tutto. Condivido quasi tutto ma una più delle altre, la necessità di formare un gruppo di lavoro che sappia elaborare collettivamente il percorso della rivista, individuare i temi, sviscerarli ed esporli mettendosi a confronto con i lettori, apertamente. La gestione non può essere riservata ad una sola persona e neanche a troppe. Le perplessità invece le ho per quel che riguarda l'idea di "multiblog" dove ognuno va per conto suo, massima indipendenza e rispetto reciproco mantenendosi però su un sentiero comune e condiviso, sennò si fa un magazine. Grazie Primo.


9 commenti:

Anonimo ha detto...

Anch'io sono convinto, come Primo Casalini, che blog e giornali online siano una ottima forma di comunicazione, ma anche che - attraverso di essi - non si contatti assolutamente la gran parte dei cittadini che potrebbero esser interessati a una rivista o a un periodico. Anzitutto non si contattano quelli che in rete ci van poco o niente, e son tanti anche tra i giovani che, oltretutto, in buona misura non ci van per leggere e approfondire.
Inoltre, il linguaggio che di fatto si impone sui blog non è quasi mai quello dell'approfondimento, ma semmai - nel migliore dei casi - delle indicazioni o riflessioni utili per un approfondimento successivo che, spesso, poi passa attraverso letture d'altro. Questo se il blog funziona, perchè - altrimenti - la superficialità può esser anche sconcertante e i contatori diventano utili solo per il narcisismo personale (tra l'altro, falsfiicarli è facile, anche se puerile...).
Come rileva implicitamente ancora Casalini suggerendo una particolare forma di Blog, che comunque si avvicina molto a quella di un giornale con rubriche, cronache, approfondimenti, il problema infine resta sempre: chi decide cosa pubblicare? Temi ce ne sono a bizzeffe (alcuni li elenca Antonio) ma chi decide in quale modo se ne parla? Un comitato di redazione, un direttore? Fino a che punto può esser ampio il raggio delle opinioni contemplate? Dove sta la soglia tra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori? Perchè le tipologie informative son tante, da quelle panoramiche imposte dalla par condicio a quelle sostanzialmente definite per affinità e condivisione assoluta.
Il problema a Monza, mi pare, è che siccome a decidere in sostanza può essere solo una persona o un gruppo ristretto, finiscono troppo per contare affinità o risentimenti personali, timori della diversità di altri o predilezione per appartenenze politiche. Faccio un esempio solo: ho sentito almeno cinque persone, che gestiscono questa o quella iniziativa, rivendicare la paternità o la proprietà di quel forum (quello di Motta) che aldilà del numero dei contatti (comunque numerosi) seppe far contemporaneamente politica e cultura. Io so a chi riteneva fosse corretto lasciarlo, perchè Motta me lo disse - a me, persona al di fuori della politica monzese reale e per lui quasi sconosciuto - in un momento in cui era consapevole che quella era una eredità importante che ci lasciava, come democratici monzesi, e proprio mentre anche fisicamente ci lasciava. Dovrebbero saperlo anche tutti coloro che la rivendicano, un pò inutilmente e polemicamente, visto che ormai i problemi son altri.
E invece no.
Così che raramente - salvo microscopiche eccezioni - ho trovato blog di fatto "chiusi" come gran parte di quelli monzesi, chiusi non per l'impossibilità di accedervi (alcuni anche) ma per quella di dare contributi in qualche modo eterodossi. Di fronte all'opinione radicalmente diversa, la reazione è spesso la cassazione, la censura, l'irrisione, lo sfottò, magari fatto con buone intenzioni che, però, nel linguaggio sintetico della rete (che potrebbe però anche non esser sintetico, vedi tante prestigiose riviste online internazionali..) viene spesso travisato e innesca rischi di "ritorsioni" reciproche che vanno ben aldilà delle questioni e diventano diatribe che hanno per oggetto la definizione di vere proprie limitazioni del proprio territorio di supremazia o appartenenza (non solo virtuale, beninteso: visto l'intreccio o con la politica reale).
Chi può impedire l'accesso lo minaccia e chi rischia di restar fuori, aumenta gradualmente il proprio potenziale di provocazione perchè diventa il solo modo per farsi sentire.
Insomma, consentitemi di esser brutale: qui c'è troppa gente che, come cagnolini o lupi (vedete voi) marca i confini - anche di orientamento culturale - del proprio dominio come fossero quelli di un campo o di un orto (avrebbe detto Braudel). Posson esser confini legati al proprio ruolo o alla propria più o meno veridica competenza disciplinare o professionale.
Oppure, altro esempio, chi fa lui l'arbitro o decide chi gioca o chi no perchè, come si usava un tempo tra bambini, il pallone per giocare l'ha portato lui (anche se non gli è costato quasi niente, visto che gli spazi blog son gratuiti). E per giocare, in qualche modo, bisogna accettare "scambi di figurine" un pò avvilenti.
Vengo alla conclusione: c'è qualcuno che vuol provare a fare un numero zero online e sulla carta? Che, ripeto, sappia coniugare temi locali e globali, magari accostandoli e magari percorrendoli? Cronache che si allarghino a riflessioni? Dove quando hai bisogno di due pagine per spiegarti nessuno si occupa di quel che scrivi, ma solo di quanto è lungo quel che scrivi e se c'è spazio per quel che scrivi? Dove una analisi e una opinione non viene immediatamente, e preventivamente, collegata a una persona e a una identità, quasi che da quella - e solo da quella - si potesse aver una sorta di imprimatur o certifica DOC? (Nel mondo dell'informazione, poi, dove il ricorso allo pseudonimo è diffuso più che altrove?).
Abitudine che, penso, non risponde tanto a una netiquette (proprio perchè a una identità si può sempre risalire ) ma a quei meccanismi di riconoscimento PREVENTIVO delle affinità (non solo intellettuali, purtroppo, ma d'interesse concreto, di appartenza politica) che hanno portato alla frammentazione di quanto c'era.
Quasi una affermazione che sottintende (neanche tanto): so chi sei, e quindi so quel che dici, oppure so che quel che dici ha o non ha senso anche in apporto ad altro (schieramenti, gruppi ecc,).
Sulla vicenda cascinazza, ad esempio, io ho alcune convinzioni, conosco le intenzioni della vecchia amministrazione e presumo di saper intravedere quelle della nuvo: ma non so assolutamente che ne pensano i cittadini del luogo, che ne sappia un monzese qualsiasi. Il che, se permettete, non si confiura solo come l'argomento delle diverse opinioni presenti, ma come la domanda: perchè alcuni argomenti (autodromo, casinazza) che pur paiono chiari stentano a diventar visibili e comprensibili in un senso o nell'altro?
Provoco: è del tutto vero, anche per chi come me l'autodromo lo vorrebbe altrove, che non è possibile richiamarsi alle sopraelevate come erdità storica? Ecco: mi piacerbbe un dibattito nel merito, che unisca il fatto di cronaca al quesito generale: ma esiste una eredità strocia o ce la costruiamo ogni giorno? perchè, in questo secondo caso - verso il quale propendo personalmente - la vicenda in oggetto richiederebbe modi diversi di affrontarla, perchè CI SONO modi diversi per affrontarla, magari egualmente degni.
Concludo: c'è qualcuno che, senza farla troppo lunga, vuol cominciare preparare un numero zero. io posso occuparmi di multimedialità, spettacolo e storia dello spettacolo o scuola, proprio con un taglio metodologico come quello che ho esemplificato, che tiene assieme fatto di cronaca, passato e proiezione futura nella dialettica non solo degli interessi economici in campo, ma dei mutamenti d'altro tipo che vi si esprimono. Posso indifferentemente far parte di un sottogruppo che si occupa di questi argomenti e che ha un referente o coordinatore, o farne il referente se necessario, non importa. Posso anche partecipare volontariamente o a autofinanziamenti cooperativi.
Però, per favore, non chiedetemi mai di firmarmi, mi vien la pelle d'oca perchè ritengo che nell'era di Internet - nella quale mettiamo ogni giorno in discussione la proprietà intellettuale - la firma stessa sia ormai un segno non tanto di assunzione di responsabilità, quanto di rifiuto della consapevole costruzione di una Intelligenza collettiva, dove l'insieme vale - e deve valere - più dei singoli.
Se questo qualcuno c'è, si faccia avanti, perchè se no in astratto si rischia di discorrere all'infinito: a me sembra l'unica strada praticabile, però a patto di metter da parte l'esasperazione del possesso del territorio che si va a delineare, che non deve avere presupposti ideologici, ma fondarsi su curiosità intellettuale e dunque proprio anche sul confronto con ciò che - a prima vista - può apparirirci in qualche misura diverso.
A/traverso: era il bel nome di una bella rivista,
I "territori" che si attraversano oggi son "nuovi", nel senso che le mete son spesso invisibili o sconosciuti i percorsi per raggiungerli (anche perchè mete e percoresi si indivduano costruendoli, strada facendo): guai se lo facessimo, questo viaggio, utilizzando solo le vecchie mappe, che non van certo dimenticate ma almeno confrontate con altre, senza cadere nella trappola di un uso esatologico di vecchio/nuovo.
Nella narrazione biblica (e non solo in quella) chi si volta verso il passato - simbolicamente ancorandovisi - diventa di sale o pietrifica (metafora dell'immobilità, del passato che cannibalizza il presente); ma anche chi guarda al futuro dimenticandosi la propria tradizione va incontro al disfacimento (vitello d'oro, ma anche attuale disfacimento delle identità collettive ecc.).
La dialettica tra vecchio e nuovo, che oggi si riduce spesso a confronto di queste due parole di per se vuote, richiede dunque, sempre, la capacità di una sintesi.
Dovessi girarla in letteratura, penso al tener assieme Il mondo dei vinti di Revelli con Dick o Gibson...
M

Anonimo ha detto...

Non condivido molti concetti espressi dal post di Casalini ; probabilmente perché sono fortemente in “empatia” con il concetto di rizoma della coppia Deleuze-Guattari, ritengo che alcune categorie psico-sociologiche epresse, tipo l’invidia o la concorrenza, siano datate al secolo scorso, detto anche il secolo delle ideologie; immagino invece un futuro con migliaia di blog accesi perché diventa la modalità di connessione individuale alla rete. In questa situazione la concorrenza non ha luogo di esiestere, anzi i blog concatenati dai link permettono al navigatore di approfondire maggiormante gli argomenti che interessano.
Il vero nodo da sciogliere non è tanto il gruppo di lavoro, ci sono molte persone anche giovani che sono già maturi per queste esperienze, basta chiamarli. Il vero nodo sono i finanziamenti. Ho pubblicato un minivideo, 1980, come simbologia di un cambiamento epocale della storia. In esso è contenuta anche un’immagine degli scioperi nei cantieri navali di Danzica. Quella protesta è un’ esempio macroscopico che dimostra come le svolte epocali abbiano origine dal’interno della società e maturino indipendentemente dalle leadership: se non ci fosse stato Bossi, ci sarebbe stata una lega diversa, ma ci sarebbe stato comunque un movimento di questa natura.
Se oggi nella massa sociale della Brianza è maturo un giornale del tipo pensato da Antonio, esso nascerà in un modo o nell’altro, indipendentemente dai suo impegno individuale: in queste condizioni le variabili individuali possono incidere su alcuni aspetti, come ad esempio la tempistica, lo stile o l’editore.
Ciao
Pino Timpani

larivistachevorrei ha detto...

Pino forse hai ragione tu e le categorie che usa Primo appartengono davvero al secolo scorso; il problema però è che, purtroppo, i fatti dimostrano che troppe persone appartengono, sono rimaste a quel secolo scorso, fatto di umanissime piccolezze. Possiamo pensare - se vogliamo - di poter prescindere dalle persone e credere comunque di dare vita a qualcosa o star sicuri - come dici tu - che qualcosa comunque nascerà; l'esperienza dice invece che difficilmente si può prescindere dalle persone se a quel qualcosa si vuol dare un senso ed una efficacia.
Sarebbe interessante coinvolgere in queste discussioni le molte persone, soprattutto giovani, a cui fai riferimento perchè io sento un po' di disagio ad aver superato i 40 e dovermi vedere ancora come il "giovane" ingenuamente entusiasta.

Anonimo ha detto...

un milione di blog accesi fanno solo una catasta di pesudoinformazioni (e lirette per i gestori di rete) in più. che è esattamente quanto serve a questo sistema mediatico per informare di meno.

Anonimo ha detto...

Per la serie:
Io la sparo più grossa e aggiungo 3 zeri.

Ha ragione Antonio Cornacchia, evitare la polemica, aggiungo, funzionale a sminuire le costruzioni altrui. Ciò detto, ribatto con spietatezza al post precedente, usando solo per questa volta e in questo blog, una contropolemica. - :
"ritorsioni" Di fronte all'opinione radicalmente diversa, la reazione è spesso la cassazione, la censura, l'irrisione, lo sfottò, magari fatto con buone intenzioni che, però, nel linguaggio sintetico della rete…( random)
Ovvero, lanciare il sasso e nascondere la mano, come è esattamente il tuo commento precedente. La polemica nasce quando 2 persone guardano la stessa cosa da angolazioni, o piani, diversi. Per decretare le “pseudoinformazioni” guardi evidentemente dal piano del saccente; dal sotterraneo da cui mi trovo ad osservare, constato che tutti hanno qualcosa da dire, anche se non sono laureati a Cambrige. Ma aldilà delle valutazioni personali, resta il dato di fatto inconfutabile che migliaia di blog personali si stanno affacciandoalla rete.
L’iniziativa di Antonio Cornacchia mira a dare ordine alla confusione e a tracciare uno spazio informativo credibile nonché corrispondente alla realtà territoriale, aggiungo in grado di fare tendenza.
http://alfiosironi.wordpress.com/2008/01/06/una-rivista-territoriale-per-la-brianza/
questo link porta al servizio fatto da Alfio nel suo blog, e sta a dimostrare l’esistenza di giovani pronti e maturi per affrontare l’esperienza.

Pino Timpani

Ps. Quando 1 non si firma non ci sono balle che tengono: non è convinto di ciò che afferma e quindi si tutela nell’anonimato.

Solimano ha detto...

Mi ha turbato un po' apprendere che col nuovo secolo occorre dismettere sia l'invidia che la competitività, sono due abitudini che durano da alcune decine di migliaia di anni, è più difficile che smettere di fumare, quindi ricorrerò al TAR.
A parte la battuta, di cui chiedo venia, l'80% delle argomentazioni mi trova in dissenso, però credo sia essenziale reprimere l'istinto zuffaiolo e dire cose empiriche e pragmatiche, che magari servono.
In queste discussioni, ognuno si convince da solo, con i suoi tempi ed i suoi modi, non serve insistere. Vengo al dunque.
Contatore. Che ci siano dei truschini lo immagino, ma a me serve capire se un posto è veramente visitato o no e credo sia possibile riuscirci. Il truschino peggiore di tutti è non mostrare il contatore in chiaro, con Visite e Pagine Viste, due dati essenziali e ben diversi l'uno dall'altro. Aggiungo che uno che le visite ce le ha, non ha né tempo né voglia di fare truschini.
Giovinezza, da una parte so di essere un vegliardo, dall'altra so (me l'ha insegnato il vescovo Bettazzi) di essere oggettivamente giovane da molto più tempo di Antonio ed ancor più di qualche altro. Il rischio è il rincoglionimento, ma esistono anche persone che questo rischio non lo corrono qualsiasi sia la loro età. Ognuno se la giochi nella sua fascia d'età, che ha i suoi pro e i suoi contro.
Nascondimento. Ognuno fa la scelta che crede, se mostrarsi o se nascondersi, ma se sceglie il nascondimento, non venga in rete per dire che si nasconde, si nasconda e basta. Io scelgo il mostrarmi, un narcisismo spero controllato (di per sé credo che il narcisismo sia più virtù che vizio) ma soprattutto finalizzato ad alcuni obiettivi in cui credo, ad esempio quello di fare della divulgazione acculturata di cui credo ci sia un gran bisogno: qui si fanno o saggi ponderosi o depliant turistici, mentre nei paesi civili la divulgazione acculturata, rivolta a chi non sa ma vorrebbe sapere, è la priorità, come è giusto, così si allarga il giro in ottica inclusiva, non esclusiva.
Empatia nel gruppo. E' essenziale che ci sia come dato di partenza da sviluppare ancor più in seguito. Questo significa, per essere chiari, che nel gruppo non ci devono essere litigiosi di professione (perché finisce a pietrate), né persone al di sotto di una soglia di qualità di scrittura (perché finisce che si svacca). Vuol dire che non si dice di sì a tutti, il gruppo originario valuta se includere o escludere. Non stiamo parlando di un forum, che ha tutt'altre regole (secondo me oggi il forum serve a poco o niente, tutti ci siamo passati attraverso). Ma se chi viene escluso non ci sta e protesta? Non ha nessuna ragione di protestare, se crede si faccia con altri un blog o un sito, ci vuol poco, sia come tempo che come soldi. Poi si vedrà nei fatti quale gruppo va avanti e quale no.
Tecnologia. Credo poco che gli aggregatori e tutta una serie di finezze tecnologiche superino il dato di partenza: che ognuno visita e legge quel che crede. O vogliamo introdurre l'obbligo di lettura? Certe cose certamente aiutano, ma altre portano fuori strada, tipo il sono amico di o mi hanno scelto come amico di Splinder, che nasce essenzialmente dall'ansia di essere visitati dei blog, allora uno mette 50 blog nei suoi siti consigliati e se li spazzola uno per uno ogni giorno lasciandone traccia in un commentino di due righe. L'intesa neppure detta (non ce n'è bisogno) è che i cinquanta facciano lo stesso col suo blog. A quel punto non c'è tempo per scrivere dei post che stiano in piedi, ma le visite ci sono, che bello! Questo è diffusissimo, ed è semplicemente una presa per i fondelli reciproca. Meglio fare le parole crociate, piuttosto.
Progetto. Supponiamo che ci sia il gruppo empatico di partenza (l'ideale è che sia ambosessi e con fasce d'età diverse). Che si fa? Occorre avere un progetto, non si può andare alla sperindio. O si scrive tutti sullo stesso argomento (ad esempio la commedia all'italiana, la poesia dialettale o la cucina brianzola) o ognuno ha un suo filo rosso che persegue con regolarità e seguendo una disciplina comune (lunghezza dei post, immagini, caratteri, colori etc). La disciplina è importante se no finisce in una arlecchinata. Un progetto, al tempo stesso preciso e modificabile nel tempo è indispensabile. Se non c'è e si parte così, fantasiosamente, tempo tre mesi si chiude. E se non si crede al progetto? Semplice, non ci si partecipa, non si parte, sarebbe solo tempo buttato.
Il capo. Il capo sarà un male, però è necessario, se no si va a sbattere nel giro di un mese travolti da un male inteso democraticismo. La cosa regge se il capo è uno che ha stima dei partecipanti, perché non vuole perderli e quindi si contiene, e se i partecipanti hanno stima del capo quindi gli dànno retta le poche volte che interviene. Il capo deve fare anche da bidello, perché ce n'è bisogno quasi tutti i giorni. E' come un giornale a stampa: è concepibile che non ci sia il direttore? Il gioco migliore, che stiamo sperimentando, è che il gruppo faccia due o tre blog con progetti diversi ognuno con un capo diverso, così i ruoli di admin e di guest si scambiano, ma non nello stesso blog.
Semplice e difficile. Come si vede, il multiblog è tutto sommato molto semplice come regole e struttura, e il ritorno in visite può essere perseguito con buona probabilità, se il valore aggiunto in quello che si scrive c'è. Però è anche difficile perché occorrono due cose difficili da quantificare: attenzione e sensibilità. E, fondamentale, leggersi e commentarsi l'un l'altro. Tutte cose che sembrano ovvie ma non lo sono manco pe' gnente.
Può funzionare, se il gruppo di partenza è buono.

saludos e grazie
Primo Casalini (alias Solimano)

Anonimo ha detto...

Primo, è vero il sentimento dell’invidia è nato con l’agricoltore sedentario, circa 10mila anni fa, come proiezione negativa verso la libertà del suo concorrente nella forma di vita, il nomade. Ma qui io mi riferivo non a sentimenti, ma a modalità di relazionamenti nel web,
cioè in un territorio di esposizione molare e non molecolare, in cui il blog corrisponde a una proiezione dell’esistenza individuale al virtuale.
Il tuo ragionamento è invece centrato alla riaggregazione molecolare, esattamente come l’agricoltore si relazionava con il nomade. Nei blog non c’è invidia o concorrenza ma concatenamenti di argomenti, di interessi, di ricerca ecc. Con il mio intervento secco ho tentato di riportare il dibattito sulle linee impostate da Antonio Cornacchia.
A questo punto consiglierei ad Antonio di ricominciare la discussione su un altro piano,
magari creando un nuovo post con un riassunto condensato, oppure organizzare un’incontro in cui ci si guarda in faccia e si usa il linguaggio verbale.
La lettura in questo blog è micidiale: s’è formata una colonna lunghissima e rischia che non la legge più nessuno.
Ciao
Pino Timpani
Ps. Nel mio blog il contatore l’ho messo subito, non per gli invidiosi.
ma per monitorare le visite a mio uso personale.

larivistachevorrei ha detto...

E infatti io sto aspettando le risposte alle mie 5 W e all'ipotesi di finanziamento prese ad esempio, prima di tutte quella di lavoce.info (che poi somiglia in qualche modo a quella di radiopopolare)

Anonimo ha detto...

al suono di mille timpani è stato decretato:
usare il termine pseudoinformazione a proposito dei mille blog accesi, significa esprimere un giudizio saccente e, perchè no, in fondo classista.
Tutti hanno egualmente diritto di parola (e chi ha detto di no?) e di scrittura (e chi ha ridetto di no?). Poichè io non mi riferivo al suo post, ma al fenomeno dei blog - che sono milioni e non sempre brillano diluce propria, sebbene siano stati accesi - preciso, senza alcuna intenzione polemica, che volevo sottolineare in una battuta la differenza tra dato,informazione,in/formazione.
Discuterne davvero sarebbe cosa lunga e non è questo il momento (qui si tratta di fare un organo d'informazione in tempi brevi...), anche se potrebbe esser questo il luogo, visto che ci si propone di aggiungere ai dati già ampiamente circolanti ulteriori dati che incorporino in/formazione.
Ciò detto: il gioco non mi sembra esser, come scrive Timpani, a chi la spara più grossa ma, come scriveva Random, quello a sentirsi chiamati in causa personalmente quando un argomento che ci "tocca" viene sfiorato: cartellino giallo. Poi rosso? Poi espulsione dal campo?
Con il che si dimostra che, come scriveva Mc Luhan preveggentemente, veicolati nella tecnologia modernissima e annegati nella dissertazioni sulla tecnologia post-futuribile, sopravvivono istinti e pulsioni e rituali proprie del "tribalismo" (in senso antropologico, che non è offensivo, prego credermi).
Magari qualcuno lanciasse sassi anche nascondendo la mano: lo "stagno" monzese, di cui tutti siam testimoni concreti e virtuali, ne avrebbe comunque bisogno.
Conrad