mercoledì 23 aprile 2008

Un indirizzo per la rivista.

La rivista, le discussioni e quant'altro hanno un nuovo indirizzo:
www.vorrei.org

per contatti: larivistachevorrei at gmail.com
ti aspetto

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mercoledì 5 marzo 2008

Il giornale che vorrei.

È nata l'associazione culturale "Vorrei". Sarà lei a pubblicare il nuovo giornale, saranno i suoi iscritti ad eleggere il comitato di redazione e il direttore. Tu conosci un altro giornale qui in giro dove il direttore viene eletto dai redattori? Anche questo è un modo per essere indipendenti e per provare a dare un senso nuovo ad una rivista. Stiamo già lavorando alla struttura e ai contenuti dei primi numeri, insomma l'avventura è cominciata. Proveremo a "inaugurare" per la fine di aprile. Continuiamo a fare le cose alla luce del sole: lo statuto è qui di seguito e siamo pronti ad accogliere suggerimenti e consigli. Fatti avanti!

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mercoledì 27 febbraio 2008

Mousse. La qualità paga e non si paga

Essere indipendenti e avere successo. È possibile. È successo a Mousse. Un ottimo freepress (mensile formato tabloid tipo quotidiano) che tratta solamente arte contemporanea e che nel giro di un anno e mezzo è passato da poche migliaia di copie e meno di 50 pagine distribuite solamente a Milano, a 40.000 copie e circa 120 pagine bilingue distribuite in giro per l'Italia e non solo. Il solito giornaletto impataccato di notizie liofilizzate e lanci di agenzia? neanche per incubo. Articoli lunghi, interviste e tanta attenzione e cura. Riporto alcuni passaggi dell'intervista rilasciata a Undo.net da uno dei direttori, Alessio Ascari.
Cosa limita in qualche modo la libertà di scelta di una rivista?

Limiti ce ne sono tanti. Per cominciare, le difficoltà economiche che una rivista indipendente per forza di cose ha: se fossimo un pò più ricchi potremmo fare un sacco di cose che abbiamo in mente ma che non possiamo realizzare per motivi banalmente economici. Quindi sì, sicuramente il budget di una rivista indipendente impone dei limiti. Però è anche vero che questi limiti in certi casi possono avere un effetto benefico, diventare degli stimoli: sai che devi fare una cosa con un budget limitato e così ti ingegni, tiri fuori dei piani B, delle soluzioni non scontate e magari nuove... Dalla componente economica per esempio è scaturita la scelta di fare un giornalaccio, un tabloid stampato su una carta da due soldi, che però poi alla fine è gratuito, il che non è mai male.

Cosa intendi per rivista indipendente?

È semplice. Una rivista indipendente è una rivista che non ha un editore alle spalle. Quando c'è un editore che mette dei capitali e che quindi - non per forza, ma molto spesso, diciamo quasi sempre, succede così - finisce per influire più o meno direttamente sui contenuti, la rivista non è più indipendente. Nel nostro caso, per fortuna e purtroppo, noi siamo editori, direttori, collaboratori di noi stessi, e quindi dipendiamo solo ed esclusivamente da noi stessi. Poi c'è l'attitudine, lo spirito, lo sguardo: più si è liberi dai condizionamenti (di qualsiasi tipo essi siano) e più si è agili. L'indipendenza e l'agilità vanno insieme.

Qual'è il rapporto con il territorio su cui operate? Nonostante Mousse abbia un registro alto e una portata internazionale, c'è sempre uno sguardo e una stretta relazione con il territorio di Milano.

Milano è la nostra città, la rivista è nata a Milano, i primi numeri sono stati distribuiti solamente a Milano: quindi l'impronta per forza di cose c'è. Allo stesso tempo, forse è antipatico dirlo, credo che per quanto riguarda le istituzioni private, come le gallerie e le fondazioni - per le istituzioni pubbliche si apre tutto un altro discorso - Milano sia la città dove succedono le cose più interessanti e di respiro più spiccatamente internazionale. E quindi ci viene naturale, per una questione di vicinanza fisica e poi per una vicinanza in un certo senso spirituale, avere un occhio di riguardo per la nostra città. Niente di male, infondo. Se succedesse a Napoli o a Roma o in qualunque altro posto nessuno penserebbe a una forma di snobbismo, credo.

In che modo una rivista può porsi come strumento di critica e riflessione?

In moltissimi modi. Per quanto ci riguarda, ti risponderei partendo dal formato che abbiamo scelto: molto povero, un giornalaccio come dicevo prima; un format molto democratico, a tiratura alta e distribuzione gratuita. Fin dall'inizio l'idea è stata giocare sulla duplicità - in modo un pò subdolo, se vuoi, ma divertente; volevamo dare al pubblico una rivista che si distinguesse per i contenuti di qualità e si proponesse come piattaforma di approfondimento vero e proprio, e allo stesso tempo fosse condita e impacchettata in modo accattivante e molto pop, per rendere il più appetitoso e digeribile possibile il messaggio (i messaggi!) che volevamo lanciare. Se ci fai caso, infatti, nonostante l'apparenza disinvolta e "leggera", Mousse è fatto più che altro di approfondimenti: ossia, poche news e tanti articoli lunghi, sui quali bisogna fermarsi e che richiedono di essere letti davvero.

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sabato 23 febbraio 2008

La fabbrichetta del consenso

C'è un aspetto nella nascita della "rivista che vorrei" a cui guardo con molta attenzione e preoccupazione. È quello della relazione fra i contenuti, il lavoro di redazione e il sistema dei partiti e degli schieramenti, ovvero con quella che con una metonimia inflazionata chiamiamo "politica".
Nei giorni scorsi abbiamo accennato, sul blog e in riunione, al ruolo che dovrebbero avere coloro i quali hanno compiti e incarichi politico-amministrativi. Si è deciso di non porre alcun veto e mi pare giusto perchè altrimenti, di per sè, sarebbe stata solo censura preventiva.
Quello che - secondo me - invece deve restare fuori dalla rivista non è questo o quel nome. Quello che deve restare fuori è la logica che regge, per quel pochissimo che ne so, il sistema dei partiti. In quel microcosmo vige un criterio, quello del consenso, che è molto simile a quello che regge il mercato, le vendite. Rozzamante potrei dire che è "più bravo" un politico perchè raccoglie più consenso così come è "più bravo" un concessionario perchè vende più auto.
Un giornale come quello a cui stiamo lavorando, non di schieramento, non di partito, non commerciale, non vende auto e non raccoglie consenso. Per nessuno se non per se stesso. Mostra e dimostra quello che crede essere davvero interessante, come direbbe Chomsky «ha il compito di scoprire e di riferire la verità, non già di presentare il mondo come i potenti desiderano che venga percepito». Indipendentemente dal fatto che questo faccia vendere più auto o raccolga più consenso per un partito o per uno schieramento.
La logica "da schieramento" arriva a volere che se una notizia o un argomento, una narrazione non rende consenso, imbarazza, crea "attriti interni" non la si pubblica. Non vorrei, non voglio mai vedere nulla di simile nella rivista che vorrei.
Io so che questo è difficile da condividere e digerire per chi (prima o poi) si ritrova a fare i conti con il consenso, in una campagna elettorale o in una riunione di segreteria. Ma è bene che lo sappia.
Io so, perchè in venti anni di giornali e giornalini l'ho visto tante volte, che la ricerca del consenso fa brutti scherzi. Non ti fa dire pane al pane e vino al vino. Perchè quel pane e quel vino potrebbero urtare la sensibilità dei moderati, del ceto medio, dei centristi, dei credenti, dei compagni, dei pensionati, degli amici.
Chi ha a cuore più il consenso per uno schieramento che la genuinità del pane e del vino da offrire sul tavolo della pubblicazione, è meglio che cerchi spazio altrove.
La rivista che vorrei potrebbe portare troppi mal di pancia, troppi musi lunghi nelle segreterie e nelle sale riunioni.
La rivista che vorrei di queste precauzioni, attenzioni, sensibilità, equilibrismi, fintopluralismi se ne deve fregare.
Pane al pane e vivo al vino. Anche se per qualcuno sono indigesti.
Tanto per non andare lontano, non voglio più vedere certi tatticismi visti dentro "Monza la città" finchè ne ho fatto parte. Come non scrivere che il parroco di San Fruttuoso fa togliere i manifesti della festa dell'Unità, perchè dirlo potrebbe irritare qualche cattolico. Accontentare questo o quello, non scontentare quella o quelle. Perchè il rischio è quello di fare un giornale senza spina dorsale, facile a piegarsi al vento che tira.
Schiena dritta, l'umiltà di riconoscere i propri limiti, difetti ed errori quando ci sono, ma il coraggio delle proprie idee. Tutto il resto, equilibri ed equilibrismi e terrore da sondaggio restino fuori. Ci sono altri luoghi e altri momenti per tutto ciò.
La fabbrichetta del consenso ha già troppo spazio e tempo nella nostra vita. Io non ho nessuna voglia di offrirgliene neanche un altro po'.
Se a qualcuno non va bene, lavori al giornale che vorrebbe da un'altra parte. Oppure lo faccio io.

mercoledì 20 febbraio 2008

La frittata è fatta. Nasce la rivista!

La notizia è che si comincia davvero. Nella riunione di ieri sera abbiamo deciso di partire.
Ecco come e quando.

- Si fonda l'associazione culturale editrice. Nelle prossime due settimane si mette a punto lo statuto/carta dei principi che segna la linea editoriale generale. La quota per chi ha un reddito è di 100 euro (o più, le donazioni sono benvenute), per gli altri di 5 euro. Le quote formeranno il fondo cassa necessario a sostenere le spese di hosting ed affitto della sede per le riunioni, le spese per la registrazione della testata e le altre formalità necessarie. Tutti i soci fondatori godono dei diritti associativi (votano e possono essere eletti). Le iscrizioni successive dovranno essere approvate dai soci fondatori.
In questi giorni occorre dare comunicazione definitiva sulla volontà di diventare fondatori ed iscriversi.

- Chi ricopre incarichi politico-amministrativi può iscriversi.

- I soci sono chiamati ad esprimersi rapidamente presentando le proprie proposte per la carta dei valori, elencando i principi di riferimento da contemplare. Nella prossima riunione sarà approvato lo statuto.

- Il presidente/direttore sarà eletto dai soci.

- La rivista avrà cadenza mensile, si rivolgerà ad un ambito territoriale ma non rinuncerà ad affrontare, quando ne sarà capace, anche temi nazionali e oltre. Il criterio sarà l'incidenza che i temi hanno comunque sulla nostra quotidianità e la capacità di "dire qualcosa di intelligente a riguardo". Al nucleo di contenuti principale e mensile saranno affiancati strumenti adeguati a rendere la rivista attiva e vivace quotidianamente.

- Ai lettori sarà dato adeguato spazio per interventi, suggerimenti, commenti. I criteri per la pubblicazione o meno saranno semplici e palesi.

- La rivista, quando ne condividerà le finalità, parteciperà a battaglie civili e sociali e se ne farà promotrice.

- Sarà una rivista irriverente, indipendente e divertente (speriamo).

Riassumendo, nei prossimi giorni occorre fare:
- elenco delle adesioni
- completare le risposte del questionario
- redigere la bozza di statuto
- elenco delle ipotesi di nome
- elenco delle disponibilità degli autori
- bozza del numero zero

Avanti allora, cominciamo a divertirci.